Progetto "OASIS II" PDF Stampa E-mail
Scritto da Ananke   
Sabato 20 Novembre 2010 16:24

 

Il progetto OASIS II, presentato dall’Associazione "Fratello Mio onlus", presieduta da Germano D’Aurelio, è stato selezionato tra i progetti vincitori del bando del Comune di Pescara, che finanzierà quindi l’avvio delle attività.

La referente del progetto è Anouscka Broadcz del Gruppo Alhena, soggetto beneficiario; la coordinatrice delle attività è Roberta Pellegrino, presidente dell’Associazione Ananke che gestisce il Centro Antiviolenza della Città di Pescara.

 

SCHEDA SINTETICA - Progetto  "OASIS II"

Paese/Località d’intervento: AFRICA (MALI - Bamako)

Data di avvio: Ottobre/Novembre 2010

Durata prevista del progetto: Annuale

Partenariato:

Soggetto Richiedente: Fratello mio Onlus (Pescara)

Soggetto Beneficiario: Gruppo Alhena (Pescara)

Partner: Associazione Ananke (Pescara)

Contatti Africani (Mali): Association Bengali, Ospedale di Bamako - Point G (Reparto Urologia), Associazione Iamaneh Mali

OASIS II – il CONTESTO DI RIFERIMENTO DEL PROGETTO

La Repubblica del Mali è una delle nazioni più estese dell'Africa occidentale ma anche quella con la più bassa densità di popolazione. Il Mali che, sin dall’indipendenza dal dominio francese avvenuta nel 1960 è stata scenario di ribellioni e disordini civili, è il quarto paese più povero del mondo. Le condizioni di vita sono precarie per la maggior parte della popolazione, come attestano l'altissima mortalità infantile, la bassa speranza di vita, l'elevato tasso di analfabetismo e le carenti condizioni igienico sanitarie che favoriscono il diffondersi di epidemie (per esempio di colera, di malaria e infezioni delle vie resp iratorie), il persistere di parassitosi e la propagazione dell'AIDS.

Un altro grave problema di questo paese riguarda il fenomeno delle mutilazioni genitali femminili (MGF), estremamente complesso e variegato. Quest’ultimo problema costituisce il campo d’intervento del presente progetto.

MGF e Fistola Ostetrica:

Con l’espressione MGF si intende, secondo quanto precisato dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) nel 1996, tutta una serie di pratiche che mirano “ad alterare la conformazione degli organi genitali femminili esterni con finalità culturali, religiose o per altre ragioni comunque non terapeutiche”. Il problema delle MGF è di portata mondiale poiché riguarda il tema dei diritti umani e della loro violazione. Nel 1993 nella ‘Dichiarazione sulla violenza contro le donne’, le mutilazioni vengono definite a tutti gli effetti una forma di violenza nei confronti delle donne e nel 1994 la collaborazione tra le agenzie dell’ONU e le ONG porta al varo di un Piano d’azione per eliminare le pratiche tradizionali pregiudizievoli per la salute delle donne e delle bambine.

Le MGF vengono praticate principalmente sulle bambine tra i 4 e i 14 anni d’età. L’abolizione di tali pratiche è alla base di tutto il percorso per il raggiungimento degli Obiettivi del Millennio; abolire le MGF consentirebbe la parità di genere e l’emancipazione delle donne nonché la riduzione della mortalità infantile e il miglioramento della salute delle gestanti (Obiettivi del Millennio, indicati nella Campagna delle Nazioni Unite – Obiettivi n. 3, 4 e 5). La mutilazione è violazione: violazione del corpo della donna e, ancor prima, della sua essenza. Gli effetti e le conseguenze delle MGF sono molteplici e devastanti e variano da danni fisici e sessuali a danni psicologici. Tra i primi ricordiamo: decessi, emorragie, infezioni, fistole, cisti, infertilità, disfunzioni sessuali, problemi durante gravidanza e parto, frigidità, difficoltà coitale, ecc… Tra i secondi: ansie, incubi notturni, disturbi comportamentali, malattie psicosomatiche, psicosi, ecc…

Una delle conseguenze più gravi dovute in particolare all’infibulazione è detta “fistola ostetrica”. Si tratta di una lacerazione da parto che mette in comunicazione la vagina con la vescica, il retto o entrambi, favorendo il passaggio di urina e feci con conseguenti problemi di incontinenza urinaria e/o fecale. Si tratta di una malattia curabile e prevenibile ma, se trascurata, con conseguenze devastanti sulla vita della donna. Generalmente è causata da diversi giorni di travaglio prolungati senza un intervento medico che allievi la pressione esercitata dal nascituro in fase espulsiva. Il nascituro muore nella maggioranza dei casi. Tali donne sono spesso ripudiate dal marito, isolate dalla comunità d’appartenenza e colpevolizzate per la loro condizione: tale situazione preclude loro ogni possibilità di lavorare e dunque di sopravvivere.

 

GENESI DEL PROGETTO OASIS II  -

Bamako, capitale del Mali, con più di 1.500.000 abitanti, dispone di un ampio numero di strutture sanitarie governative e l’ospedale nazionale ‘Point G’ è da anni il più importante centro del Mali per la cura della fistola ostetrica. Con l’arrivo nel 1982 del Professore Kalilou Ouattara, rinomato per la tecnica operatoria utilizzata negli interventi alla fistola, il reparto di urologia dell’ospedale ha acquisito grande rilevanza come centro nazionale e interregionale di formazione chirurgica alla Fistola Vescico Vaginale (VVF), nonché assicura la cura a centinaia di donne in arrivo da tutto il Mali e dagli Stati limitrofi (in particolare Costa d’Avorio, Guinea e Mauritania). Attualmente in Mali vi è una forte politica sociale che sostiene le donne colpite da questa malattia consentendo all’ospedale Point G di sottoporle a cura gratuitamente. Ciò è possibile grazie alla sensibilizzazione fatta in cooperazione con le associazioni e le ONG locali, in particolare con l’ONG Iamaneh Mali, che si occupa in Mali della salute della donna e del bambino, con operatori locali che lavorano sulla prevenzione su quasi tutto il territorio maliano, con l’associazione Bengali, che opera nel centro Oasis, e grazie alla Console Italiana in Mali, Loriana Dembelè, molto attiva nel campo dello sradicamento della “fistola”.

La struttura di accoglienza, chiamata Oasis, che accoglie le donne in degenza post intervento e ospita in modo permanente le donne non guarite dalla fistola che non possono far rientro nei loro villaggi d’origine in quanto emarginate dalle loro famiglie

Tali informazioni, che costituiscono l’analisi dei bisogni che origina ‘OASIS II’, sono state raccolte in loco, ovvero a Bamako, in occasione del progetto, intitolato OASIS, promosso dal Gruppo Alhena. Tale progetto, realizzato nel 2008, ha prodotto un documentario sulle attività e sui bisogni delle donne del centro OASIS. Infatti, durante la realizzazione di tale documentario, vincitore del Premio per la Pace e i Diritti Umani 2008 (Regione Abruzzo), sono state raccolte le testimonianze delle donne, dei medici del Reparto di Urologia ‘Point G’ di Bamako e dei principali attori locali (Ong Iamaneh Mali), che insieme hanno presentato il quadro dei bisogni locali, tra cui l’esigenza di implementare l’occupazione femminile, soprattutto per sostenere le donne ospiti, in modo permanente, perché non guarite, nel Centro Oasis.

 

ATTIVITÁ e OBIETTIVI del progetto  OASIS II

Affrontare la difficoltà delle lungo-degenti nel centro Oasis e delle donne che rimangono nel villaggio perché incurabili: per loro si pone il problema di trovare un mezzo di sostentamento, un lavoro che permetta loro di rientrare nella vita sociale. È proprio su questo ultimo punto che si intende intervenire attraverso il progetto OASIS II, che nasce dalla necessità e dalla richiesta locale di creare una piccola impresa di produzione di manufatti in cotone (ad esempio, prodotti per i problemi di incontinenza quali ‘mutande assorbenti’), che per le donne malate è motivo di emarginazione sociale, data anche l’impossibilità economica di acquistare i costosi assorbenti in vendita solo nei supermercati di lusso.

Tale impresa, che è l’obiettivo che si propone di realizzare OASIS II, sarebbe gestita da una società o cooperativa di donne malate di fistola ostetrica, ospitate o comunque che frequentano il villaggio OASIS dell’Ospedale Point G di Bamako, che così avrebbero nel temp o un margine di guadagno.

L’obiettivo di OASIS II è favorire l’avvio delle attività del laboratorio sartoriale, considerando che già ci sono alcune macchine da cucire (5 macchine da cucire e due taglia e cuci) donate da alcuni abruzzesi, che saranno trasportate, entro la fine del 2010, proprio presso il centro Oasis. Tali macchinari costituiscono gli strumenti di base per permettere l’attivazione del laboratorio sartoriale.

 

FINALITÁ:

Il tema su cui il progetto Oasis II si concentra è estremamente delicato poiché coinvolge la sfera culturale del popolo maliano nonché quella dell’intero sud del mondo. Abbattere delle tradizioni ancestrali e radicate non è semplice, eppure vale la pena tentare.

Si tratta di un processo di emancipazione notevole, poiché tali comportamenti sono ritenuti del tutto normali e addirittura legittimi e vengono utilizzati quali riti di passaggio per far si che le donne siano effettivamente riconosciute tali. Ecco perché la sensibilizzazione, che si attuerà sul territorio di riferimento del progetto, deve puntare a smantellare tali credenze, permettendo alle donne di acquisire comunque un proprio posto all’interno della comunità di appartenenza, attraverso il lavoro (laboratorio sartoriale), senza però mettere a repentaglio la loro salute fisica e psichica.

 

Ultimo aggiornamento Sabato 20 Novembre 2010 16:41
 

Nella mitologia greca, Ananke era la personificazione del destino, della necessità inalterabile e del fato.

1522 / D.i.Re

COMUNICATO

STAMPA

 

La violenza dei numeri, le responsabilità di tutti.
L’Associazione Nazionale Dire – Donne in rete contro la violenza fa  appello al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano affinché la lotta alla violenza di genere diventi  una priorità della politica italiana.
La “lettera aperta” sarà recapitata nei prossimi giorni, mentre le sessanta Associazioni e Case delle Donne aderenti a Dire faranno lo stesso con le istituzioni locali in tutto il Paese.


Dall’inizio dell’anno sono cinquantasei le donne uccise solo perché donne. Non si
tratta di omicidi passionali o di raptus. L’uccisione della donna non è che l’ultimo atto di una serie di episodi di violenza fisica, psicologica, sessuale, economica.
Noi li chiamiamo “femminicidi”.
L’Associazione Nazionale D.i.Re - Donne in Rete contro la violenza, a cui aderiscono 60 Centri Antiviolenza e Case delle Donne su tutto il territorio italiano, richiama le istituzioni ad un atto di responsabilità politica nei confronti del fenomeno della violenza maschile sulle donne nel nostro Paese e chiede ancora una volta che la lotta alla violenza sulle donne sia una priorità strategica nell’agenda politica italiana.
Il tema della violenza maschile sulle donne va affrontato secondo l’ottica della differenza di genere per superare la storica ma sempre attuale disparità di potere tra uomini e donne negli ambiti, politici, sociali, economici e culturali.
Si continua oggi ad assistere alla mercificazione del corpo della donna considerato oggetto di scambio, privo di libertà e di diritti. Comportamenti e linguaggio sessista
minano la posizione sociale della donna e peggiorano la sua immagine, rendendola ancora più vulnerabile.
Anche le Nazioni Unite, attraverso il Comitato Cedaw... (leggi l'intero comunicato)

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